Fabrizio Nardoni, presidente del Taranto FC, ha scritto una lettera al Dott. Roberto Massucci Direttore Osservatorio Nazionale per le Manifestazioni sportive chiedendo di rivedere la decisione relativa alla squalifica per una giornata dello stadio Iacovone. 

 Egregio dott. Massucci,

 Quando il Taranto entra in campo, la città è in festa.

Una delle poche occasioni di svago che questa comunità martoriata continua a conservare quasi per esorcizzare tutto il male che spesso è costretta a subire o anestetizzare.

Così la squadra della città, quasi in maniera inconscia e forse anche suo malgrado, negli anni, è diventata l’icona di un territorio che cerca riscatto. Ma anche il luogo simbolico di quei valori che si credevano perduti.

Le parole e i messaggi, dunque, che trovano espressione attraverso il calcio hanno assunto forma e sostanza educativa.

In questo senso è cresciuta questa nuova società che non a caso ha deciso di investire molto sulle esperienze formative delle giovanili, ma anche tutta la tifoseria, che dopo gli anni delle squalifiche, dei fatti incresciosi e dei toni alti, è riuscita con grande successo ad arginare le fronde scomposte e violente, per diventare una tifoseria seria, composta e civilmente e civicamente impegnata, anche se ancora molto appassionata.

Nessuna indulgenza culturale e morale è quindi mai arrivata dalla Società e dalla tifoseria organizzata del Taranto nei confronti di qualche caso isolato che continua ancora a confondere lo stadio e una partita di pallone come il miglior allenamento per la propria stupidità.

Ma di questo e non di altro si tratta. Le derive di illegalità non appartengono più alla nostra tifoseria. E uno o due petardi lanciati dalle mani di qualcuno, non possono vanificare il lavoro di cultura dello sport e persino di emulazione a quei valori morali e culturali che come Taranto F.C. stiamo cercando di mettere in circolo, quasi come in una contaminazione positiva che vada oltre lo Iacovone.

Una missione che nella crisi complessiva del calcio e nel deserto degli stadi vuoti produce dai tremila ai cinquemila spettatori in casa e quasi 1500 in trasferta.

Una azione di cultura dello sport e del vivere civile, così importante che ha convinto persino il nostro pastore, l’Arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro, ad essere allo stadio sabato prossimo accanto alla bandiera della squadra della città.

Così vi chiedo, partendo da queste premesse, di rivedere la decisione relativa alla squalifica per una giornata dello Stadio di Taranto che proprio sabato prossimo, contro il Manfredonia, avrà da disputare un’altra importante gara di sport ma anche di cultura comunitaria.

In diretta su Rai Sport sarebbe desolante vedere quello Stadio vuoto. Sarebbe come mettere in vetrina l’immagine di una società, di una tifoseria e di una intera comunità che non più ci appartiene.

Le squadre di calcio non nascono con un carattere o un destino. Se lo formano, nel bene e nel male, nel corso degli anni. Il carattere di questa società, della squadra e dei suoi supporter, li abbiamo riscritti insieme al valido lavoro della Fondazione Taras, al tifo organizzato che è sempre più protagonista di grandi battaglie di civiltà e solidarietà, e chiediamo che tutto ciò ci venga finalmente e pubblicamente riconosciuto.

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