“Uno stadio pieno non è solo un numero di posti occupati. E’ il sogno di un calcio che il Taranto, questo Taranto, insegue da tempo.

La partita di ieri non è solo la vittoria di una squadra, di un collettivo, di una dirigenza o il risultato di una bella performance di questo o quel calciatore. E’ il segno tangibile, di occhi, gambe, cuori e passioni che si muovono in una unica direzione, che dimenticano ruoli, colori politici e retaggi personali per inseguire per 90 minuti un unico obiettivo.

Non è poca cosa in una città e in un paese spesso divisi su tutto. Lì in quello Stadio intitolato ad un eroe del calcio rossoblù o al seguito di quella maglia, fuori casa, siamo tutti tarantini. Tutti decisi a tenere alta una bandiera e i valori che ad essa abbiamo voluto indissolubilmente legare.

Perché il Taranto FC oggi è una realtà che avvicina bambini e famiglie, che parla di riabilitazione sociale e civile, aprendo ai detenuti o a categorie svantaggiate, che fa della questione morale la sua insegna, e che affida alla forza di trascinamento dei suoi colori migliaia di iniziative di solidarietà e sussidiarietà.

Ieri allo Iacovone eravamo in circa 8mila. Ottomila esuberanti, appassionati, critici, esperti o amanti traditi troppe volte, eppure sempre là. Ma anche ottomila non violenti, misurati nelle espressioni e nel tifo che negli anni hanno maturato consapevolezza della loro funzione e sono diventati, come si suol dire, il vero dodicesimo uomo in campo.

Un percorso che Società e tifosi hanno compiuto assieme, procedendo gli uni accanto agli altri, quasi in un accordo tacito di rispetto dei ruoli che proprio per questo si equilibrasse tra libertà, non subalternità e sostegno e difesa strenua di quei valori e di quella della maglia.

E’ in nome di tutto ciò che chiedo alle autorità competenti in materia di non interrompere questa scia di buone pratiche e buoni esempi che fa bene a tutto lo sport e non solo al calcio o al Taranto FC in particolare.

Perché uno stadio vuoto senza i tifosi di una o dell’altra squadra è la desolante dimostrazione di un fallimento che non mortifica solo un club o una tifoseria, ma che l’intera comunità che bandendo, censurando, impedendo, è costretta a registrare come la sconfitta del buon senso, del valore comune, e del bello dello sport.

A Monopoli, in una delle trasferte più delicate per il Taranto e non solo, la squadra avrà bisogno dei suoi tifosi, e il popolo rossoblù avrà bisogno di credere ancora che tutta questa strada verso la maturità e la responsabilità non sia stata compiuta invano.

Inseguiamo il sogno della Lega Pro, ma anche quello di essere riconosciuti finalmente per quello che siamo: un popolo in festa che sa essere, sì, una grande bellezza”.

Fabrizio Nardoni

Presidente Taranto FC

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