Backstage rossoblù: intervista a Mariagrazia Sigrisi

«Cuore, passione e sacrificio»: il motto vincente del Segretario Generale

Innamorata del pallone ha girovagato la Puglia lavorando al servizio di diverse società, una lunga gavetta, competenza e professionalità da Serie A: stiamo parlando di Mariagrazia Sigrisi, Segretario Generale del Taranto per la seconda stagione consecutiva. Prendono forma i ricordi, il suo tuffo nel passato lo ricorda così, quando sin da piccola preferiva il pallone alle bambole: «Il calcio è una passione che ho dall’infanzia, quando allora andavo a vedere le partite di papà, dipendente statale, che giocava nel ruolo di portiere. Le domeniche allo stadio credo siano il sogno di ogni bambino e non di ogni bambina – precisa -, ma io quelle domeniche le ho vissute con la sciarpa al collo. Io sono una persona da curva».

Riservata, disponibile e ostinata, il suo rapporto lavorativo con il pallone inizia con un pizzico di astuzia: «I primi approcci con le società sportive li ho avuti da infiltrata, mi piaceva capire i meccanismi, solo che per la mia famiglia era più importante la Laurea. E dunque Laurea in psicologia, Master in Marketing Internazionale e fissa per il pallone. Quando poi ho provato a chiedere ai miei il Master per diventare Mental Coach mi sono subito resa conto che questa possibilità purtroppo non c’era e così ho continuato a fare l’infiltrata tra le bestemmie della mia famiglia che mi diceva all’unisono: “Ma che ci fai tu in una squadra di calcio?!”».

Da infiltrata a lavoratrice… «E ci vai un giorno e ci vai il secondo fino a quando sono entrata di ruolo in una società: il problema è che poi mi sono anche ritrovata da sola a gestirla senza una proprietà e senza una dirigenza; a dover fare una colletta per far partire una squadra in ritiro e un’altra colletta per l’iscrizione al campionato ma questo è il passato. Alla fine tra settori giovanili, prime squadre, scuole calcio e mettiamoci anche il calcio femminile perché nel mio ruolo tutto è esperienza – sottolinea con raziocinio -, mi sono ritrovata a ricevere l’inaspettata e surreale chiamata del Taranto».

La grande soddisfazione di approdare nella Città dei Due Mari tra paure e voglia di arrivare: «Non nascondo che contatti in passato ne avevo avuti ma quando poi ti chiamano e ti dicono “Tu sei il nuovo segretario del Taranto” sicuramente un po’ di paura ti viene. Da un lato la realizzazione di un sogno e dall’altro la paura che tutto potesse essere troppo grande per me. Avevo vissuto il Taranto da avversaria, quando entravo nello “Iacovone” ero commossa e allo stesso tempo affascinata dalla curva, il tifo rossoblu è sempre stato il più caldo, coreografico e maestoso quale è la città di Taranto».

Da libro “Cuore” il suo primo giorno nell’ufficio rossoblù: «L’arrivo a Taranto è stato un po’ mistico: ho varcato la porta dello “Iacovone”, sono andata sul terreno di gioco e inginocchiata a toccare l’erba ho fatto il mio segno della croce perché in quel momento non stavo accettando un lavoro ma mi stavo legando a una fede, a una storia. Un po’ mi ricordava il mio piccolo paese che con quei colori rossoblù ritornavo a casa dopo aver girato da nomade».

Quando le chiediamo di elencare le sue battaglie vinte (per citarne una: la riduzione della squalifica comminata all’attaccante Favetta nella stagione sportiva in corso) ci risponde così, con sincerità e grande umiltà, sottolineando lo spirito di squadra che aleggia anche dietro le quinte: «Di battaglie federali ne ho vinte ma non ho mai vinto sola, perché noi siamo un team e le squadre vincono solo se guardano tutti nella stessa direzione».

Aneddoti da raccontare: «Un giorno uno dei massimi esponenti della Lega mi chiese: “Sei convinta e consapevole di fare questo lavoro?”. E non ci ho pensato su perché è vero che quando gli altri sono in vacanza tu stai preparando già un nuovo campionato; così come è vero che quando i tuoi amici il sabato sera vanno a ballare tu sei in ritiro; è vero che a volte non bastano 24 ore e 365 giorni, però è anche vero che se fai quello che ami non lavorerai un solo giorno della tua vita. Il complimento più grande è quando mi dicono che sono un uomo travestito da donna perché per molti il ruolo del segretario è un ruolo prettamente maschile e a questi rispondo di non guardare mai l’apparenza perché bisogna guardare il cuore, la passione e lo spirito di sacrificio».

Doverosi i ringraziamenti… «Il mio grazie particolare va a chi mi ha insegnato le carte federali, il Segretario Generale per eccellenza, ovvero Franco Bellante, un grande professionista che mi raccontava il codice di giustizia sportiva e le NOIF: me le raccontava come si raccontano le fiabe ed io ero lì a prendere appunti perché nel nostro ruolo non si smette mai di imparare. Ringrazio, inoltre, chi ha avuto il coraggio negli anni e anche qui a Taranto di investire su di me, il Presidente e il Direttore per avermi dato fiducia, i miei compagni di viaggio per avermi fatta sentire importante sin dal primo giorno e il mio grazie infinito per il supporto va all’amico-fratello Aldo Scardino».

Citando Liga e come per magia l’Oriali della scrivania: «Mi sento un po’ un mediano. “Una vita da mediano con dei compiti precisi, a coprire certe zone a giocare generosi; una vita da mediano, lavorando come Oriali, anni di fatica e botte e vinci casomai i Mondiali…”».

Considerazioni a margine: «Mi è stato chiesto se avessi ambizioni e sogni nel cassetto, da calciofila e, di conseguenza, scaramantica quale sono rispondo: “Io, speriamo che me la cavo!”. Se qualcuno ha ritenuto inopportuno e inadeguato questa pagina sul giornale dedicata a me, ha tutto il mio supporto. Sono stata costretta. P.S. Alla fine la mia famiglia si è arresa! Ora sono diventati tutti tifosi del Taranto».

A cura di   Eligio Galeone

Share: