Backstage rossoblù: intervista a Sante Simone

“Anima mia, è tornato a casa sua… nella sua Taranto”

Il 9 luglio, oltre a rievocare notti magiche a tinte tricolori, simboleggia un piacevole ritorno in casa Taranto, ovvero quello del massaggiatore Sante Simone, alias Santino, tornato nella squadra ionica nella scorsa estate. Nato a Polignano a Mare il 22 febbraio del 1949 “Santino” è un autentico beniamino dell’ambiente rossoblù. Certi amori non finiscono, fanno dei giri “brevi” ma poi ritornano: dunque, un ritornello da modificare, non dei giri intensi come nel noto brano di Antonello Venditti perché lui nel Taranto è stato assente solo nella scorsa stagione. Da Venditti ai Cugini di Campagna il passo è breve perché il suo biondo e riccioluto capello richiama, come da copione, la capigliatura del famoso Nick Luciani. E dal suo approdo nella Città dei Due Mari, datato 1996, per la sua chioma inconfondibile, dai tifosi venne subito battezzato “Anima mia”.

«Dopo l’esperienza nel San Giorgio al servizio dell’Avvocato La Salvia, arrivai nel Taranto nella stagione 1996/97 – esordisce con un pizzico di entusiasmo mascherato -, il presidente era Giacomo Comegna mentre l’allenatore era Pietro Ruisi. In quella squadra ci furono calciatori del calibro di Maiuri, Cipriani e Aruta. A fine stagione molti giocatori andarono via: ci rimasi male perché non ero ancora abituato a quei stravolgimenti che ormai nel calcio sono di routine».

Aneddoti da svelare: «Ai tempi della Serie C, inizi anni 2000, collezionavo tutte le maglie e i gagliardetti delle squadre che incontravamo. Ricordo un anno che addirittura, con Enzo D’Addario presidente, sbagliarono a farmi il tesseramento. Per rimediare vestii i panni da Dirigente Accompagnatore. Per me un ricordo indelebile rimane la cavalcata dal 1999 al 2002 con la squadra che in soli tre anni passò dalla Serie D alla mancata promozione in Serie B. La partita più bella che ricordo con affetto è la Finale Play-Off di ritorno vinta contro il Rende (Serie C2, Stagione Sportiva 2005/06, ndr): dopo il pareggio dell’andata per 1-1, al ritorno vincemmo 1-0 grazie a una rete di De Liguori, quasi a tempo scaduto, accompagnato dal boato dello “Iacovone”. Per il rovescio della medaglia, la mia più grande delusione, anzi la “nostra”, è stata la Finale Play-Off di ritorno contro il Catania (Serie C1, Stagione Sportiva 2001/02, ndr) che ormai tutti conosciamo a memoria».

Personaggio poliedrico, da massaggiatore a educatore: «Sarò sempre riconoscente a dottori del calibro di Uzzi, Volpe, Sansolini e Petrocelli che mi hanno insegnato delle cose che fanno parte tuttora del mio bagaglio personale. Durante la mia lunga esperienza ho curato molti calciatori, persino della squadra avversaria mentre fuori dal campo ho ascoltato e confortato diversi ragazzi che nello specifico presentavano problemi di natura personale: chi aveva litigato con la ragazza, chi non si era ambientato nel modo giusto e chi aveva altri tipi di problemi. Cerco sempre il dialogo perché credo che ci si possa aiutare anche attraverso una parola di conforto. I calciatori sono sempre esseri umani. Quando andiamo in ritiro nei vari alberghi mi assicuro che i ragazzi si comportino sempre in maniera corretta. L’educazione è alla base di tutto».

Ritorno al passato. La felicità di tornare a lavorare per il Taranto lo manifesta con il sorriso e con le parole: «Ho ricevuto quest’estate la chiamata del Dottor Guido Petrocelli che mi preannunciava la possibilità di tornare. Ringrazio molto il presidente Massimo Giove che ha voglia di rivalsa dopo la mancata promozione in Serie B, così come il Direttore Generale Avv. Gino Montella che ha un ruolo fondamentale nell’alchimia societaria. A livello personale il fatto di essere stato richiamato ha rappresentato una grande soddisfazione per la mia professionalità. Nonostante io sia stato fermo un anno, ho continuato a seguire sempre il Taranto. Al mio ritorno ho avuto il piacere di rivedere Aldo Scardino e Franco Scarano, con i quali sono onorato di lavorare».

Obiettivo professionale… «Ne ho solo uno ma importante: dobbiamo tirarci fuori da questa categoria (Serie D, ndr) che non ci appartiene. Lo reputo fondamentale per la società, per la squadra e soprattutto per i nostri tifosi che aspettano da tanti anni. Spero che il Taranto possa fare finalmente quest’anno il salto di qualità».

A cura di   Eligio Galeone

Share: