Backstage rossoblù: intervista ad Aldo Scardino

«Lo “Iacovone” sarà sempre la mia seconda casa»

Servirebbe un libro per raccontare l’amore reciproco di Aldo Scardino con il Taranto Calcio. Se sei di Taranto e provincia, se lo hai affrontato nel corso degli anni e se mastichi davvero il calcio, non puoi non conoscerlo. L’inizio della storia con il suo Taranto lo racconta così… «Ebbe tutto inizio da quel lontano 1985: dal ritorno del ritiro di Torgiano mio fratello Giuseppe, che svolgeva la mansione di magazziniere nel Taranto, mi chiese di dargli una mano compatibilmente con i miei impegni, anche perché in quel periodo io svolgevo un’altra professione. Infatti, ogni tanto andavo a trovarlo in magazzino per aiutarlo un po’ e trascorrevo di media circa due ore al giorno. Purtroppo, però, nell’aprile del 1986 mio fratello perse la vita in un incidente stradale. Nel frattempo strinsi amicizia con l’allora Direttore Generale Gianfelice De Molfetta che, in memoria di mio fratello, mi comunicò che il presidente Vito Fasano mi avrebbe offerto il ruolo di magazziniere. Non accettai subito perché pensavo che si trattasse solo di una collaborazione, mi riservai di fornire una risposta nel più breve tempo possibile in quanto la squadra partì per la trasferta di Licata (30^ giornata di Serie C1 girone B 1985/86, ndr) dove al posto di mio fratello, per quell’occasione, fu chiamato il custode Osvaldo, il quale ancora oggi svolge le sue mansioni. Fu un tragico giorno perché, oltre alla sconfitta per 3-1 (contro il Licata allenato da Zdenek Zeman, ndr), in quell’occasione subì un malore in campo Totò Lopez, un calciatore del Taranto che in precedenza giocò in Serie A da capitano con la maglia della Lazio. Al rientro, il lunedì mi richiamò il direttore De Molfetta chiedendomi la disponibilità: per la felicità di mia madre che ci teneva tanto a una mia risposta positiva, per ricordare in maniera simbolica mio fratello, accettai il posto iniziando così la mia carriera nel Taranto ufficialmente nel 1986, anche se in precedenza collaboravo in occasione delle gare domenicali assistendo da bordocampo. Ancora oggi sono qui nonostante le tante vicissitudini perché ho vissuto quattro fallimenti e naturalmente perdendo una barca di soldi nel mio piccolo stipendio da operaio».

I ricordi più belli legati ai colori rossoblù? «La soddisfazione di aver vinto subito due campionati di Serie C1 (stagioni sportive 1985/86 e 1989/90) e partecipando a sei campionati di Serie B, con i presidenti Fasano e Carelli. Quando parlo con i ragazzi attuali del Taranto dico a loro che per me sarebbe un sogno ritornare in Serie B perché è tutto un altro palcoscenico di grandi valori, quali serietà e ospitalità. Fu bello nel 2016, durante la presidenza Zelatore, ricevere la targa dei 30 anni di carriera nel Taranto. Lo “Iacovone” per me è una seconda casa perché svolgo il mio lavoro indipendentemente dagli orari, rispetto la programmazione senza mai lasciare nulla al caso».

La vittoria più bella? «Sicuramente lo spareggio di Napoli per rimanere in Serie B, ovvero Taranto-Lazio che terminò 1-0 per noi grazie a un gol di De Vitis. Ricordo bene che i biancocelesti in quella stagione iniziarono il campionato con nove punti di penalizzazione (Totonero-bis, ndr). Il secondo ricordo più bello è quella famosa partita di Trieste dove tutti ci davano per spacciati ma andammo a vincerla con un rocambolesco 6-4. Ce la mettemmo tutta. Quella vittoria fu fondamentale per salvarci (Serie B 1987/88, ndr)».

Un aneddoto particolare? «Per me fu un onore essere stato ospitato dalla Domenica Sportiva nel lontano 1988, subito dopo aver battuto 1-0 il Brescia al “Rigamonti” con un gol di Paolucci. In quell’occasione c’erano personaggi che fino ad allora avevo solo visto in tv: Omar Sivori, Antonello Venditti, Sandro Ciotti che presentava assieme a Liliana Mabel Bocchi, in sostituzione di Maria Teresa Ruta allora in stato di gravidanza. È stata una bella emozione conoscere da vicino e dietro le quinte alcuni personaggi televisivi, e rimane comunque una bella soddisfazione aver partecipato a questa trasmissione (“La Domenica Sportiva”, ndr) che tutti gli sportivi attendevano con ansia la domenica sera per seguire il riepilogo e i risultati della giornata calcistica disputata».

Ha conosciuto calciatori importanti che hanno segnato la storia del Taranto come… «Giancarlo Camolese, Ciro Muro, Totò De Vitis, Gianpaolo Spagnulo, Pietro Maiellaro, grandi campioni in tutto. Inoltre, Guido Bistazzoni, Davide Zannoni, Francesco Dell’Anno, poi Massimo Filardi e Francesco Turrini che hanno giocato in Serie A col Napoli. Mi vengono in mente anche Luigi Imparato, Nicola Dibitonto, Giuseppe Alberga, tutti calciatori che hanno militato, prima o dopo, in Serie A perché Taranto è stata sempre una piazza ambita da tutti e i vari calciatori, quando venivano contattati per giocare qui, non esitavano due volte nell’accettare la proposta».

Su Erasmo Iacovone… «Non ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, lo guardavo solamente la domenica dagli spalti: era un grande calciatore che stava facendo sognare tutti noi, soprattutto con i suoi gol di testa. In quel maledetto giorno in cui perse la vita, non potetti partecipare perché allora prestavo servizio militare a Foggia. Mi dispiacque molto della cosa, non mi sembrò vero e fu difficile mandarla giù, soprattutto per noi tarantini».

Personaggi storici, allenatori e presidenti… «Il primo che ho conosciuto è stato Mimmo Renna, grande uomo e grande allenatore, poi Roberto Clagluna che è stato anche con la Federazione. Inoltre ho avuto modo di conoscere Giampiero Vitali, Walter Nicoletti, Antonio Pasinato che è un gran signore in tutto e naturalmente tanti altri allenatori che nel corso del tempo si sono succeduti. Grazie al Taranto ho conosciuto presidenti storici di altre squadre come Romeo Anconetani del Pisa, Franco Jurlano del Lecce, Costantino Rozzi dell’Ascoli, Vincenzo Matarrese del Bari, di cui mi è rimasta impressa la sua personalità e, non me ne vogliano i tifosi rossoblù, lui resta sempre un gran signore in tutto perché aveva un suo modo di fare esemplare e aveva rispetto di noi quando ci incontrava. Ho sempre avuto un buon rapporto con i vari presidenti, ad eccezione di due personaggi che non avevano nulla a che vedere con il Taranto».

Il Taranto di oggi… «Santino (Sante Simone, ndr) ha vissuto la mia stessa esperienza: io fui allontanato nell’era Campitiello per vicissitudini personali mentre a lui è capitato nella scorsa stagione. Non avevo dubbi che ci saremmo ritrovati nel Taranto. Io e Santino abbiamo dato ma dobbiamo dare ancora tanto al Taranto. Credo sia giusto il suo rientro per l’ottimo lavoro che svolge. Il presidente Massimo Giove ho avuto il piacere e l’onore di conoscerlo nell’era Pieroni, conoscevo già le sue capacità. Devo ringraziarlo perché ha avuto un immenso coraggio a subentrare alla vecchia dirigenza qualche mese dopo la retrocessione dalla Serie C alla Serie D. Oggi possiamo dire che abbiamo finalmente una Società con la “S” maiuscola, inoltre un Direttore Generale con una grande competenza, appunto l’Avvocato Gino Montella. Disponiamo anche di una Dottoressa competente nella Segreteria, ossia Mariagrazia Sigrisi, che conosce in maniera impeccabile le carte federali, poi uno staff di tutto rispetto e collaboratori vari “da Taranto”. Devo ringraziare lo staff medico, in particolare i dottori Uzzi e Petrocelli che hanno segnato la storia del Taranto. Peraltro il ritorno di Petrocelli per me rappresenta un motivo di gioia in più dato che lui arrivò nel Taranto prima di me e lo ringrazio personalmente per il fatto che sia rientrato: anche lui è un personaggio che, come ho sottolineato poc’anzi, ha fatto la storia del Taranto Calcio».

A cura di   Eligio Galeone

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